Alla 51ª edizione del NIAF Gala, nella Jefferson East Room dell’Hilton Hotel di Washington, il Gruppo SAE ha presentato un progetto che punta a colmare un vuoto preciso nel panorama dell’informazione italoamericana: una scuola di formazione giornalistica dedicata a chi, pur non parlando italiano, porta nel DNA un legame profondo con l’Italia. La scuola formazione giornalisti italoamericani nasce in partnership con la National Italian American Foundation (NIAF), la più grande organizzazione che rappresenta la comunità italiana negli Stati Uniti, e segna il debutto operativo di La Stampa Usa, il portale in lingua inglese del Gruppo SAE.
Un portale, un progetto, una comunità da raccontare
La Stampa Usa non è semplicemente un sito di notizie in inglese. È il primo progetto strutturato che il Gruppo SAE sviluppa per raggiungere le generazioni di italoamericani cresciute negli Stati Uniti, spesso lontane dalla lingua ma non dall’identità. La scuola di formazione è la prima iniziativa concreta nata all’interno di questo portale, e la scelta di presentarla al NIAF Gala non è casuale: è un segnale di posizionamento editoriale e istituzionale insieme.
Alberto Leonardis, presidente del Gruppo SAE, ha portato il progetto direttamente davanti alla platea più rappresentativa della comunità italoamericana negli Stati Uniti. Il messaggio è chiaro: non basta raccontare l’Italia agli italiani. Bisogna formare chi può raccontarla a chi l’Italia la sente come radice, non come lingua quotidiana.
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Chi studia e cosa impara: il profilo degli studenti
Il target della scuola è specifico, e questa specificità è uno dei punti più interessanti del progetto. Non si tratta di formare giornalisti italiani che lavorano all’estero, né di aggiornare professionisti già attivi. L’obiettivo è raggiungere giovani italoamericani che non parlano italiano ma mantengono un interesse forte e un legame familiare profondo con il paese d’origine.
Questo profilo crea una sfida editoriale reale: come si racconta una cultura che si conosce per trasmissione orale, per tradizioni familiari, per memoria collettiva, ma non per lingua? Come si costruisce un giornalismo capace di parlare alla comunità italoamericana senza cadere nella nostalgia o nella semplificazione? Sono domande che la scuola dovrà affrontare con un curriculum dedicato, pensato per chi ha una connessione emotiva con l’Italia ma ha bisogno di strumenti giornalistici per trasformarla in racconto professionale.
Il meccanismo di selezione prevede che i migliori studenti vengano selezionati per entrare nelle redazioni dei giornali del Gruppo SAE. Non si tratta quindi di formazione fine a se stessa: c’è un percorso di sbocco concreto, con un’integrazione diretta nelle strutture editoriali esistenti. Questo distingue il progetto da molte iniziative formative che restano autoreferenziali.
La partnership SAE-NIAF oltre la scuola
L’accordo tra La Stampa Usa e la NIAF non si esaurisce con la scuola. La partnership prevede l’organizzazione di tre grandi eventi all’anno per rafforzare le sinergie tra le due sponde dell’Atlantico. È un’architettura che punta alla continuità, non all’annuncio isolato.
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La NIAF è un interlocutore istituzionale di peso: rappresenta la più grande organizzazione della comunità italiana negli Stati Uniti, con una rete che tocca politica, cultura, economia e media. Portare una scuola di giornalismo dentro questa rete significa darle visibilità, accesso a fonti e interlocutori, e una legittimità che un progetto editoriale da solo faticherebbe a costruire in tempi brevi.
Dal punto di vista del Gruppo SAE, l’operazione ha una logica editoriale e una logica di audience. La comunità italoamericana è numerosa, articolata, e storicamente sottoservita da media professionali che ne parlino in modo non stereotipato. Una scuola formazione giornalisti italoamericani che produce professionisti capaci di raccontare quella comunità dall’interno è anche, concretamente, un investimento sulla qualità dell’informazione che La Stampa Usa potrà offrire.
Cosa manca ancora per valutare il progetto
L’annuncio è avvenuto in ottobre 2026, al NIAF Gala. Restano aperte le domande operative che qualsiasi scuola di giornalismo deve rispondere: quando partono le selezioni, quanti posti sono disponibili, come è strutturato il curriculum, chi sono i docenti, dove si svolge la formazione — in presenza, online o in modalità ibrida. Sono dettagli che distinguono un progetto da un’intenzione.
La scuola di formazione per giornalisti italoamericani lanciata da SAE e NIAF risponde a un bisogno reale: c’è una comunità ampia, c’è una storia da raccontare, e c’è un deficit di professionisti formati per farlo. Se il progetto riuscirà a tradurre questo bisogno in un percorso formativo strutturato e in redazioni effettivamente aperte ai nuovi talenti, potrebbe diventare un modello interessante anche per altre comunità della diaspora italiana nel mondo. Per ora, è un annuncio solido, presentato nel contesto giusto, con un partner istituzionale credibile. Il lavoro vero comincia adesso.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








