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Mattarella al Quirinale: evitare che dai logaritmi nasca un nuovo asservimento

Mattarella al Quirinale: 'Evitare che dai logaritmi nasca un nuovo asservimento'
Immagine generata con AI

Il 22 ottobre 2026, durante la cerimonia per le Stelle al Merito del Lavoro al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato una frase destinata a rimbalzare su ogni testata: «Evitare che dai logaritmi nasca un nuovo asservimento». Il messaggio era chiaro nel contesto — la tecnologia deve restare al servizio delle persone, non il contrario — ma la parola scelta, logaritmi al posto di algoritmi, ha catalizzato l’attenzione dei media più del monito stesso. Il discorso di Mattarella su logaritmi, algoritmi e lavoro diventa così un caso di studio involontario: non solo su cosa ha detto il Presidente, ma su come funziona la macchina dell’informazione quando intercetta un dettaglio inatteso in una dichiarazione istituzionale.

Cosa ha detto Mattarella e in quale contesto

La cerimonia delle Stelle al Merito del Lavoro è un appuntamento istituzionale dedicato a chi si è distinto per capacità, laboriosità e buona condotta nel mondo del lavoro. Non è il palcoscenico tipico per annunci politici ad alto impatto, ma Mattarella ha scelto quella sede per ribadire un principio che ritorna spesso nel suo mandato: la tecnologia non è neutrale rispetto ai diritti dei lavoratori.

La frase integrale che ha circolato — «Le macchine a servizio delle persone e non viceversa» — è una sintesi efficace di una preoccupazione condivisa da economisti, sindacati e istituzioni internazionali: che l’automazione e i sistemi decisionali automatizzati possano erodere autonomia, dignità e occupazione. Il riferimento agli algoritmi, strumenti centrali nella gestione del lavoro contemporaneo — dal ranking dei rider alle valutazioni automatiche delle performance aziendali — era perfettamente pertinente al tema.

Il problema, dal punto di vista strettamente lessicale, è che Mattarella ha detto logaritmi: un concetto matematico distinto, legato ai logaritmi come operazioni inverse dell’esponenziazione, lontano dall’accezione corrente di “sistema automatizzato di decisione”. Sky TG24, Il Sole 24 Ore, la Repubblica e Il Messaggero hanno tutti ripreso la frase con la parola originale, documentando l’evento.

Perché i media si sono concentrati sulla parola sbagliata

Qui entra in gioco un meccanismo che chi lavora nell’informazione riconosce bene. Una dichiarazione istituzionale ha bisogno di un hook, di un elemento che la distingua dalle decine di discorsi ufficiali che si tengono ogni settimana. Il contenuto del messaggio di Mattarella — proteggere i lavoratori dall’uso distorto della tecnologia — è importante, ma non è nuovo. Lo stesso Presidente lo ha declinato in più occasioni.

La parola fuori posto, invece, è inattesa. E l’inatteso, nella logica della notiziabilità, vale traffico. Non si tratta necessariamente di malafede editoriale: è la struttura stessa della selezione delle notizie che premia la deviazione dalla norma. Un Presidente che dice una cosa leggermente diversa da quella “giusta” genera più clic di un Presidente che ribadisce un principio condivisibile.

Il risultato pratico è che molti lettori hanno appreso dell’evento attraverso il titolo sull’errore, non attraverso il contenuto del monito. Questo non è un problema esclusivo di questa vicenda: è una dinamica strutturale nella copertura delle dichiarazioni istituzionali, dove la forma spesso oscura la sostanza.

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Il monito sul lavoro e la tecnologia meritava più spazio

Vale la pena fermarsi su ciò che Mattarella stava effettivamente comunicando. Il tema degli algoritmi nel lavoro è uno dei più urgenti del momento. Sistemi automatizzati decidono turni, valutano produttività, assegnano incarichi e, in alcuni casi, gestiscono licenziamenti. In Europa il dibattito regolatorio è aperto: l’AI Act dell’Unione Europea classifica alcuni sistemi di gestione del lavoro come ad alto rischio, imponendo requisiti di trasparenza e supervisione umana.

Quando il Capo dello Stato dice che le macchine devono restare al servizio delle persone, sta prendendo posizione in un dibattito concreto che riguarda milioni di lavoratori italiani. Quella frase meritava di essere il centro della copertura, non la cornice in cui collocare la curiosità linguistica.

Invece, il titolo che ha dominato è stato quello con logaritmi. Comprensibile dal punto di vista della metrica di breve periodo. Meno giustificabile se si valuta il servizio reso al lettore che vuole capire cosa pensa il Presidente della Repubblica sul rapporto tra tecnologia e dignità del lavoro.

Cosa rivela questo episodio sulla copertura istituzionale

Per chi lavora in una redazione, questo episodio pone una domanda pratica: come si bilancia la notiziabilità immediata di un dettaglio con il valore informativo del contenuto? Non esiste una risposta unica, ma esistono scelte editoriali consapevoli o inconsapevoli.

Riportare la parola esatta usata da Mattarella è corretto: la fedeltà alla fonte è un principio deontologico. Costruire l’intera copertura attorno all’errore lessicale, relegando il messaggio politico a dettaglio secondario, è una scelta che può essere discussa. Le testate che hanno pubblicato il video originale — come Il Sole 24 Ore con il titolo che riprende la frase integrale — hanno lasciato al lettore la possibilità di valutare entrambi gli elementi.

C’è anche una questione di proporzione. Un lapsus in un discorso pubblico non cambia il significato del messaggio quando il contesto è inequivocabile. Trattarlo come la notizia principale rischia di spostare l’attenzione pubblica da un tema di policy reale a una curiosità lessicale. È un rischio che le redazioni dovrebbero saper riconoscere, soprattutto quando si tratta di dichiarazioni presidenziali su temi ad alto impatto sociale come il lavoro e l’intelligenza artificiale.

Il discorso di Mattarella del 22 ottobre resta, al netto della parola sbagliata, un contributo al dibattito su come la società italiana vuole governare la transizione tecnologica nel mondo del lavoro. Che sia passato in secondo piano rispetto a un dettaglio linguistico dice qualcosa sul discorso del Presidente, ma dice molto di più su come funziona oggi la copertura delle notizie istituzionali — e su quali domande vale la pena porsi prima di scegliere il titolo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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