Chi prende davvero le decisioni che contano in Italia? Non sempre chi compare in televisione ogni sera o risponde alle domande dei cronisti in conferenza stampa. Spesso sono figure che il grande pubblico non conosce, che non cercano i riflettori, ma che siedono al centro di meccanismi istituzionali complessi e influenti. È da questa domanda che nasce Gli Invisibili – Il potere che non si vede, la nuova serie di interviste firmata da Virman Cusenza per Sky TG24, dedicata ai grand commis dello Stato: i grandi funzionari pubblici che governano la macchina amministrativa del Paese nell’ombra.
Una serie che porta in televisione i volti del potere invisibile
La serie va in onda all’interno di Agenda, il programma condotto da Lavinia Spingardi ogni sabato dalle 11:30 alle 12:00 su Sky TG24. Il primo appuntamento è andato in onda il 17 ottobre 2026, con un’intervista a Ugo Zampetti, Segretario Generale della Presidenza della Repubblica. Una scelta tutt’altro che casuale: Zampetti è una delle figure più influenti dell’architettura istituzionale italiana, eppure il suo nome circola quasi esclusivamente tra addetti ai lavori.
Il format è semplice ma raro: Cusenza incontra uno per uno i protagonisti silenziosi delle istituzioni e li porta davanti alla telecamera. Non per spiazzarli con domande ostili, ma per capire come funziona davvero il potere quando non è in scena. È giornalismo istituzionale nel senso più preciso del termine — e la sua assenza nel panorama televisivo italiano è già di per sé una notizia.
Chi sono i grand commis dello Stato intervistati da Cusenza
L’elenco degli interlocutori previsti nella serie fotografa l’architettura nascosta dello Stato italiano. Accanto a Ugo Zampetti, figurano Fabrizio Castaldi, Segretario Generale della Camera dei Deputati, e Federico Toniato, Segretario Generale del Senato: due figure che presiedono al funzionamento quotidiano del Parlamento, ben al di là di ciò che emerge dai resoconti di aula.
C’è poi Daria Perrotta, Ragioniera Generale dello Stato, il cui ruolo è forse il più sottovalutato in assoluto: è lei — o chi occupa quella posizione — a certificare la sostenibilità finanziaria delle leggi, a tradurre in numeri le promesse politiche. Vittorio Pisani, Capo della Polizia, rappresenta invece il versante della sicurezza pubblica. E infine Francesca Quadri, a capo del Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio, una delle figure tecniche più strategiche nell’iter normativo del Paese.
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Questi sono, a pieno titolo, i grand commis dello Stato: alti funzionari che non rispondono agli elettori ma che, nelle loro funzioni, determinano tempi, forme e sostanza di molte decisioni pubbliche. Il fatto che nessuno di loro compaia regolarmente nei talk show non li rende meno potenti. Li rende semplicemente invisibili — e il titolo della serie lo dice esplicitamente.
Cusenza, la scelta del giornalista e il valore del progetto
Virman Cusenza non è un volto nuovo della televisione generalista. È un giornalista e scrittore con un curriculum editoriale di peso: è stato direttore de Il Mattino e de Il Messaggero. La sua scelta di dedicarsi a questo progetto dice qualcosa sul tipo di giornalismo che la serie intende praticare: non l’intervista-duello, non il confronto politico, ma l’approfondimento istituzionale. Un genere difficile da costruire, perché richiede fiducia da parte degli intervistati e competenza tecnica da parte di chi fa le domande.
Già nella prima puntata, con Zampetti, emerge un elemento significativo: il Segretario Generale del Quirinale ha definito i rapporti tra la Presidenza della Repubblica e Palazzo Chigi come una «collaborazione corretta e produttiva». Una formula diplomatica, certo — ma pronunciata in un contesto televisivo pubblico da chi quella collaborazione la gestisce ogni giorno. Non è poco.
Cosa manca al giornalismo italiano su questi temi
Il progetto di Sky TG24 solleva una questione più ampia. Il giornalismo italiano dedica molto spazio alla politica come spettacolo — dichiarazioni, polemiche, retroscena — e molto meno al funzionamento reale delle istituzioni. Eppure sono proprio i grand commis dello Stato a garantire la continuità dell’amministrazione pubblica indipendentemente da chi governa. Sono loro a redigere i testi normativi, a gestire le relazioni interistituzionali, a presidiare i nodi tecnici che i ministri spesso non hanno il tempo — né la preparazione specifica — per affrontare.
Portarli in televisione, farli parlare in prima persona, significa anche rendere più trasparente un pezzo di Stato che funziona nell’ombra per ragioni storiche e culturali, non per obbligo di legge. È un esercizio di accountability che il giornalismo televisivo italiano pratica raramente in modo sistematico.
Per chi lavora nell’informazione, Gli Invisibili è anche un caso di studio interessante: dimostra che esiste uno spazio per il giornalismo istituzionale in televisione, che c’è un pubblico disposto ad ascoltare chi non è un politico di professione, e che il formato dell’intervista lunga — anche in una finestra di soli trenta minuti — può restituire profondità laddove il notiziario quotidiano non arriva. Sabato dopo sabato, la serie costruirà un archivio di voci rare. Vale la pena seguirla.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








