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Scrivere dal vero: il manuale di Staglianò e i maestri della narrativa giornalistica

Scrivere dal vero: il manuale di Staglianò e i maestri della narrativa giornalistica
Immagine generata con AI

C’è una domanda che molti giornalisti si fanno dopo anni di articoli scritti in cinque righe, titolo-occhiello-attacco-corpo-chiusura: è possibile imparare davvero a raccontare? Non solo a informare, ma a costruire una storia che tenga il lettore incollato fino all’ultimo capoverso. Riccardo Staglianò, inviato del Venerdì di Repubblica, ha deciso di rispondere con un libro: Scrivere dal vero. Manuale di giornalismo narrativo, pubblicato da Sellerio il 26 giugno 2025. Un volume di 346 pagine che affronta il giornalismo narrativo non come un genere di lusso riservato ai magazine anglosassoni, ma come una pratica concreta, insegnabile, necessaria.

Un manuale in tre movimenti

La struttura del libro è la prima cosa che colpisce, perché non è quella del solito saggio teorico né del manuale di scrittura creativa. Scrivere dal vero si articola in tre componenti distinte ma complementari. La prima è un’antologia: testi scelti di Tom Wolfe, David Foster Wallace, Emmanuel Carrère e Joan Didion. La seconda è critica letteraria applicata: Staglianò analizza quei testi, smonta le scelte stilistiche, spiega perché funzionano. La terza è consigli pratici per chi vuole scrivere reportage di qualità.

Questo schema tripartito non è casuale. Risponde a un problema reale: spesso si parla di giornalismo narrativo in modo astratto, citando i grandi nomi come se fossero icone intoccabili. Qui invece i testi vengono aperti, dissezionati, resi utili. È la differenza tra ammirare un orologio e capire come funziona il meccanismo interno.

Il libro è dedicato al Venerdì, la rivista che ha ospitato il lavoro di Staglianò per anni. Una scelta che dice qualcosa sul contesto in cui questo tipo di scrittura sopravvive in Italia: i magazine allegati ai quotidiani, con i loro tempi più lunghi e i loro spazi più generosi, restano uno dei pochi luoghi in cui il giornalismo narrativo trova ancora casa stabile.

I maestri come strumenti di lavoro

Wolfe, Foster Wallace, Carrère, Didion. Quattro nomi che chiunque abbia frequentato le scuole di giornalismo o i corsi di scrittura conosce bene. Ma conoscerli non significa averli davvero letti in modo professionale, cioè chiedendosi: come ha fatto questo effetto? Perché questa frase funziona? Cosa succederebbe se la struttura fosse diversa?

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Tom Wolfe è il padre del New Journalism americano degli anni Sessanta e Settanta. I suoi reportage usavano tecniche del romanzo — scena per scena, dialogo, punto di vista, dettaglio simbolico — per raccontare la realtà con una precisione che il saggio tradizionale non poteva raggiungere. Leggere Wolfe come giornalista significa capire che l’immersione totale nel contesto non è un vezzo letterario: è un metodo di raccolta delle informazioni.

David Foster Wallace ha portato il giornalismo in territori diversi: le note a piè di pagina come struttura narrativa, la voce che si mette in discussione mentre osserva, la complessità del soggetto che non viene mai appiattita per comodità del lettore. I suoi pezzi per riviste come Rolling Stone o Harper’s sono esperimenti di onestà radicale sul processo stesso della narrazione.

Emmanuel Carrère rappresenta invece una tradizione europea del reportage letterario, in cui il narratore è sempre visibile, la sua presenza è parte del racconto, e il confine tra fiction e non-fiction viene costantemente interrogato senza mai essere violato. Carrère non nasconde il metodo: lo espone, e questo paradossalmente aumenta la credibilità del testo.

Joan Didion ha costruito un’intera poetica del dettaglio concreto come accesso alla verità. I suoi pezzi partono sempre da qualcosa di piccolo e specifico — un oggetto, un gesto, una frase sentita per caso — e da lì aprono su questioni enormi. Una lezione di economia narrativa che i giornalisti tendono a dimenticare quando vogliono sembrare profondi.

Perché il giornalismo narrativo è ancora difficile da insegnare

Il problema principale non è la mancanza di talento. È la mancanza di modelli operativi. Nelle redazioni si impara a scrivere per imitazione, guardando come scrivono i colleghi più anziani. Ma se il modello dominante è la notizia breve, ottimizzata per i motori di ricerca o per i social, il giornalismo narrativo rimane un’aspirazione vaga, qualcosa che si fa “quando c’è tempo” — e il tempo non c’è quasi mai.

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Un manuale come quello di Staglianò serve precisamente a questo: dare strumenti concreti in assenza di una trasmissione orale del mestiere. È un libro che può essere letto da uno studente di giornalismo, da un freelance che vuole alzare la qualità dei propri pezzi, da un editor che vuole capire meglio cosa cerca quando legge un reportage.

Il prezzo — 15 euro in versione cartacea, 10 euro in e-book — lo rende accessibile. Sellerio, casa editrice con una lunga tradizione di cura editoriale, è una scelta che dice qualcosa anche sulla vocazione del libro: non un prodotto per addetti ai lavori in senso stretto, ma un testo che aspira a una circolazione più ampia.

Cosa manca ancora nel panorama italiano

Il giornalismo narrativo in Italia ha una storia frammentata. Ci sono stati momenti alti — alcune stagioni di L’Espresso, certi numeri del Venerdì, esperienze editoriali indipendenti — ma manca una tradizione consolidata di formazione specifica. Le scuole di giornalismo insegnano le regole base, i codici deontologici, le tecniche di intervista. Raramente insegnano a costruire una scena, a gestire il ritmo di un lungo pezzo, a decidere quando la voce del giornalista deve entrare nel testo e quando deve restare fuori.

Questo è il vuoto che un libro come Scrivere dal vero prova a colmare, almeno in parte. Non sostituisce la pratica — nessun manuale può farlo — ma offre un quadro di riferimento critico che in Italia era difficile trovare in italiano, con esempi analizzati in modo sistematico anziché celebrati in modo generico.

Chi lavora nell’informazione sa che la qualità della scrittura non è un lusso: è uno dei pochi strumenti rimasti per costruire un rapporto reale con i lettori, in un momento in cui l’attenzione è scarsa e la concorrenza per catturarla è altissima. Staglianò lo sa bene, e Scrivere dal vero è la risposta più concreta che poteva dare a questa consapevolezza. La scheda del volume è disponibile sul sito dell’Ordine dei Giornalisti, che ne ha segnalato la pubblicazione tra i materiali di interesse professionale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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