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L’Ordine dei Giornalisti lancia ‘Hai il diritto di saperlo’: quando il presidio della verità diventa una battaglia quotidiana

L'Ordine dei Giornalisti lancia 'Hai il diritto di saperlo': campagna sulla professione e il presidio della verità
Immagine: Acelli, Cesare. Compositeur Anerio, Felice (1560?-1614). Compositeur Baccusi, Ippolito (1550?-1609). Compositeur Bellavere, Vincenzo (1540?-1587). Compositeur Belli, Giulio (1560?-162.?). Compositeur Bertani, Lelio (1553?-1612). Compositeur Carrara, Michele. Compositeur Cavaccio, Giovanni (1556?-1626). Compositeur Coma, Annibale. Compositeur Dragoni, Giovanni Andrea (1540?-1598). Compositeur Eremita, Giulio (1550?-1600?). Compositeur Gabrieli, Giovanni (1555?-1612). Compositeur Griffi, Orazio. Compositeur Macque, Giovanni de (1548?-1614). Compositeur Marenzio, Luca (1553?-1599). Compositeur Massaino, Tiburzio (154.?-161.?). Compositeur Masnelli, Paolo (15..-16..). Compositeur Micheli, Domenico (1540?-1590?). Compositeur Moscaglia, Giovanni Battista (15..-1589). Compositeur Mosto, Bernardino (15..?-16..?). Compositeur Mosto, Giovanni Battista (154.?-1596). Compositeur Nanino, Giovanni Maria (1543?-1607). Compositeur Orologio, Alessandro (1550?-1633). Compositeur Palestrina, Giovanni Pierluigi da (1525?-1594). Compositeur Pallavicino, Benedetto (1551?-1601). Compositeur Parma, Nicolo. Compositeur Perouet, Nicolas. Compositeur Sabino, Ippolito (1550?-1593). Compositeur Spontone, Bartolomeo (1530-1592). Compositeur Stabile, Annibale (1535?-1595). Compositeur Striggio, Alessandro (1536?-1592). Compositeur Vecchi, Orazio (1550-1605). Compositeur Verdonck, Cornelis (1563-1625). Compositeur Zoilo, Annibale (1537?-1592). Compositeur (via Wikimedia Commons) (PUBLIC DOMAIN)

Il 19 ottobre 2026 l’Ordine dei Giornalisti ha lanciato ‘Hai il diritto di saperlo’, una campagna istituzionale che pone al centro una domanda semplice ma tutt’altro che scontata: i cittadini sanno davvero cosa fa un giornalista? L’iniziativa, realizzata con Comin & Partners e debuttata sui social, non si limita a promuovere la categoria. Rivendica qualcosa di più preciso: il diritto informazione affidabile come diritto fondamentale delle persone, non come servizio accessorio.

Cosa dice la campagna e a chi si rivolge

Il titolo scelto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) è diretto, quasi provocatorio nella sua semplicità. ‘Hai il diritto di saperlo’ non si rivolge ai giornalisti: si rivolge al pubblico. È una campagna che parla ai cittadini, non alla corporazione. Questo cambio di prospettiva è già di per sé un segnale.

I temi affrontati sono quattro: disinformazione, intelligenza artificiale, deontologia e pluralismo. Non è un elenco casuale. Sono esattamente i fronti su cui il giornalismo professionale si gioca la propria credibilità oggi. La disinformazione dilaga su piattaforme che non applicano nessun metodo di verifica. L’AI produce contenuti a volumi industriali, spesso senza distinzione tra ciò che è verificato e ciò che non lo è. La deontologia — il codice che vincola i giornalisti iscritti all’Ordine — esiste proprio per tracciare questa distinzione. Il pluralismo, infine, non è un valore astratto: è la garanzia che voci diverse abbiano spazio, che nessuna fonte monopolizzi la narrazione.

La campagna nasce per rendere visibile ciò che il giornalismo fa ogni giorno: verificare, raccontare, tutelare. Tre verbi che nella pratica quotidiana rimangono spesso invisibili al lettore, all’ascoltatore, allo spettatore.

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Il metodo come argomento pubblico

Uno degli aspetti più interessanti di ‘Hai il diritto di saperlo’ è che porta il metodo giornalistico al centro del discorso pubblico. Di solito il metodo è una questione interna alle redazioni: come si verifica una fonte, come si costruisce un pezzo, come si bilanciano le voci. La campagna dell’Ordine dice invece che questo metodo è rilevante anche per chi legge, ascolta o guarda.

È una posizione che ha senso. Quando un utente sceglie tra un articolo firmato da un giornalista iscritto all’Ordine e un post anonimo su un social, sta facendo una scelta che riguarda la qualità dell’informazione che riceve. Ma per fare quella scelta consapevolmente, deve sapere cosa distingue le due cose. La campagna prova a spiegarlo.

Il giornalista viene presentato come presidio di metodo, verità e pluralismo. Non come unico detentore della verità — il che sarebbe una pretesa insostenibile — ma come professionista che applica un metodo codificato, deontologicamente vincolante, per avvicinarsi ai fatti. La differenza non è piccola.

Perché il diritto a un’informazione affidabile diventa un tema istituzionale

Che l’Ordine dei Giornalisti scelga di comunicare il diritto informazione affidabile con una campagna social strutturata dice qualcosa sullo stato del dibattito. Le istituzioni professionali di solito comunicano verso l’interno: aggiornamenti normativi, formazione obbligatoria, procedimenti disciplinari. Una campagna che si rivolge ai cittadini è un’altra cosa. È un tentativo di costruire o ricostruire una relazione con il pubblico.

I temi scelti — AI e disinformazione in testa — non sono decorativi. Sono i punti di massima pressione sul sistema informativo. I contenuti generati da sistemi di intelligenza artificiale possono essere indistinguibili, nella forma, da un articolo giornalistico. Ma la forma non è il metodo. Un sistema AI non ha fonti nel senso professionale del termine, non risponde a un codice deontologico, non è soggetto ad alcuna responsabilità disciplinare.

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Rendere comprensibile questa differenza a un pubblico ampio è esattamente il tipo di lavoro che una campagna istituzionale può fare. E che difficilmente una singola testata riesce a fare da sola, perché ogni testata parla prima di tutto al proprio pubblico già fidelizzato.

La scelta del canale: i social come terreno di confronto

Il debutto sui social non è un dettaglio tecnico. È una scelta di campo. I social sono il luogo in cui la disinformazione si diffonde più velocemente, in cui i contenuti non verificati raggiungono milioni di persone prima che qualsiasi smentita possa circolare. Portare lì una campagna sul diritto informazione affidabile significa accettare di giocare in trasferta.

Comin & Partners, l’agenzia che ha realizzato la campagna con l’Ordine dei Giornalisti, è specializzata in comunicazione istituzionale e reputazionale. La scelta di un partner esterno segnala che l’Ordine ha voluto costruire qualcosa con una logica comunicativa professionale, non solo un comunicato istituzionale travestito da campagna.

Se ‘Hai il diritto di saperlo’ riuscirà a raggiungere un pubblico oltre quello già convinto del valore del giornalismo professionale, dipenderà dalla qualità e dalla continuità dei contenuti che seguiranno al lancio. Una campagna istituzionale si misura nel tempo, non nel giorno del debutto. Ma l’impostazione — mettere il cittadino al centro, parlare di metodo in modo accessibile, affrontare AI e disinformazione senza eluderle — è quella giusta. Per chi lavora nell’informazione, e per chi la consuma, sapere perché il giornalismo professionale esiste è il primo passo per difenderlo. Anche quando fa cose scomode. Soprattutto allora.

La pagina ufficiale della campagna è disponibile sul sito dell’Ordine dei Giornalisti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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