La manovra finanziaria 2026 porta in dote al settore dell’informazione due misure concrete che da anni il comparto attendeva: un credito d’imposta del 30% sull’acquisto della carta stampa e un fondo da 30 milioni di euro in cinque anni per accompagnare all’uscita anticipata dal lavoro 85 giornalisti professionisti dipendenti di aziende editoriali. Le disposizioni sono ancora in corso di approvazione parlamentare, il che significa che il testo definitivo potrebbe subire modifiche, ma la direzione è tracciata. Per chi lavora nell’informazione cartacea, si tratta di segnali da leggere con attenzione — non come soluzioni strutturali, ma come indicatori di dove il legislatore intende intervenire sulla manovra 2026 editoria.
Il credito d’imposta sulla carta: chi ne beneficia e come funziona
Il costo della carta da stampa è una delle voci che negli ultimi anni ha eroso i margini delle redazioni cartacee in modo più diretto e visibile. Un credito d’imposta del 30% sugli acquisti di carta newsprint è una misura di sostegno ai costi operativi, non un incentivo agli investimenti. La differenza non è semantica: significa che il beneficio va alle testate che ancora producono carta, non a quelle che stanno costruendo modelli digitali.
Chi può accedere concretamente a questa agevolazione? Le aziende editoriali che acquistano carta per la stampa di giornali e periodici. L’agevolazione riduce il peso fiscale di quella spesa specifica, restituendo liquidità a bilanci spesso sotto pressione. È una misura difensiva, nel senso tecnico del termine: protegge chi è già nel mercato, non apre nuovi mercati.
Vale la pena ricordare che il credito d’imposta sulla carta non è una novità assoluta nel panorama normativo italiano: misure simili hanno avuto vita discontinua, legate alle leggi di bilancio annuali. Il fatto che la manovra 2026 editoria la reintroduca — o la consolidi — segnala una scelta politica di continuità nel sostegno alla stampa cartacea, in un momento in cui molti Paesi europei stanno invece discutendo come riorientare i fondi pubblici verso il giornalismo digitale locale.
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Trenta milioni in cinque anni per 85 prepensionamenti: i numeri da capire
L’altra misura riguarda i prepensionamenti. La manovra stanzia 30 milioni di euro distribuiti su cinque anni, dal 2027 al 2031, per gestire l’uscita anticipata di 85 giornalisti professionisti dipendenti di aziende editoriali. La cifra complessiva è verificata; la distribuzione annuale esatta non è ancora dettagliata in modo definitivo nei testi disponibili.
Cosa significa concretamente? Che le aziende editoriali potranno usare questo fondo per accompagnare all’uscita lavoratori più anziani, alleggerendo i costi del personale senza ricorrere a licenziamenti diretti. È uno strumento di workforce management che il settore conosce bene: l’INPGI — l’istituto di previdenza dei giornalisti, oggi assorbito dall’INPS — ha gestito per anni meccanismi simili, con risultati controversi sul piano della sostenibilità a lungo termine.
Il numero di 85 unità è piccolo rispetto alle dimensioni complessive del precariato giornalistico italiano, ma va letto nel contesto giusto: non si tratta di una misura per i freelance o per i giovani precari, bensì per i dipendenti delle aziende editoriali con contratto FNSI. È un intervento che riguarda una fascia specifica e protetta del mercato del lavoro giornalistico, non il segmento più fragile.
Cosa manca nel dibattito sulla manovra 2026 editoria
Guardando le due misure insieme, emerge un profilo preciso: la manovra 2026 editoria sostiene la struttura esistente del settore — i costi operativi della carta, le uscite del personale dipendente — senza intervenire sui modelli di ricavo. Non ci sono misure per la transizione digitale, per il sostegno alle testate locali indipendenti, per la formazione di nuove competenze o per incentivare abbonamenti digitali.
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Questo non è necessariamente un giudizio negativo: le misure strutturali richiedono tempi e risorse diversi. Ma è utile che chi lavora nell’informazione — editor, publisher, giornalisti — sappia distinguere tra sostegno alla sopravvivenza e investimento nella trasformazione. Le due cose non si escludono, ma non sono la stessa cosa.
Il confronto europeo è istruttivo. Paesi come la Francia e la Svezia hanno da tempo affiancato ai sussidi tradizionali meccanismi di sostegno al giornalismo digitale locale, con criteri legati alla qualità editoriale e all’indipendenza dalla proprietà. L’Italia resta prevalentemente ancorata a strumenti pensati per un ecosistema mediale che stava cambiando già prima della diffusione dell’intelligenza artificiale nelle redazioni.
Il passaggio parlamentare e le incognite sul testo finale
La manovra è ancora in discussione alle Camere. Questo significa che entrambe le misure — il credito d’imposta sulla carta e il fondo per i prepensionamenti — potrebbero essere modificate, ridotte o ampliate prima dell’approvazione definitiva. Per gli operatori del settore, seguire l’iter parlamentare non è un esercizio accademico: è una necessità pratica, perché le condizioni di accesso alle agevolazioni dipendono dal testo che verrà effettivamente approvato.
Chi volesse monitorare l’iter legislativo può farlo attraverso il portale ufficiale del Parlamento italiano, dove i testi delle leggi di bilancio vengono aggiornati in tempo reale durante l’esame parlamentare.
Per le redazioni che stanno pianificando i bilanci del 2027, la prudenza suggerisce di non contabilizzare ancora i benefici di queste misure come certi. Il segnale politico c’è, ma il testo definitivo — con le condizioni operative precise — è ancora da scrivere. E in materia fiscale, i dettagli fanno tutta la differenza.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








