Un giornale scritto dagli studenti, pubblicato dentro uno dei quotidiani più antichi d’Italia. Non è un progetto scolastico da conservare in archivio: è un inserto settimanale vero, con una redazione vera, che esce ogni lunedì con La Stampa. Si chiama Fuoriclasse, ed è già il più ambizioso esperimento di giornale studenti piemonte degli ultimi anni — per scala, per struttura editoriale, e per il tempismo con cui ha scelto di esordire.
Cosa è Fuoriclasse e come funziona
Il progetto è partito il 26 ottobre 2026, con il primo numero dell’inserto pubblicato insieme a La Stampa. Non si tratta di una rubrica curata da adulti che “danno voce ai giovani”: i contenuti sono scritti direttamente dagli studenti. 1.500 ragazze e ragazzi provenienti dagli istituti superiori del Piemonte sono coinvolti nell’iniziativa, con una struttura che prevede contributi da studenti del terzo, quarto e quinto anno delle scuole secondarie di secondo grado.
A coordinare il progetto ci sono Antonio Di Rosa, direttore de La Stampa, e la giornalista Chiara Comai, che ricopre il ruolo di tutor. È un dettaglio che conta: la presenza di una figura professionale con funzione di accompagnamento — non di controllo editoriale nel senso censorio del termine — suggerisce un modello in cui i giovani autori imparano il mestiere sul campo, con un riferimento che conosce le regole del gioco. La cadenza è settimanale, ogni lunedì, il che impone ritmi da redazione vera: scadenze, revisioni, scelte di apertura.
Il primo numero e le proteste del 17 ottobre
Il tema scelto per il debutto dice molto sull’intenzione editoriale del progetto. Il primo numero di Fuoriclasse affronta le proteste studentesche a partire dal 17 ottobre 2026: cortei, tensioni nelle città piemontesi, le immagini che hanno dominato le prime pagine dei quotidiani nazionali nelle settimane precedenti all’uscita.
Scegliere questo tema per l’esordio non è neutro. Significa che il giornale studenti piemonte non nasce per raccontare gite scolastiche o orientamento universitario — nasce per fare cronaca, quella vera, su eventi che riguardano direttamente chi scrive. È la differenza tra un laboratorio didattico e un atto giornalistico. I ragazzi del terzo, quarto e quinto anno che hanno scritto quel primo numero erano, con ogni probabilità, presenti a quei cortei, li avevano osservati da dentro o da fuori, ne avevano discusso in classe o in chat. Quella prossimità è una risorsa editoriale che nessun inviato adulto può replicare.
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Questo non significa automaticamente che il racconto sia più accurato. Significa che è diverso. E la differenza — di prospettiva, di linguaggio, di selezione dei dettagli — è esattamente ciò che un inserto come Fuoriclasse può portare a un giornale come La Stampa.
Perché un quotidiano tradizionale investe su questo formato
La domanda che vale la pena farsi è semplice: cosa ci guadagna La Stampa? La risposta non è sentimentale. Un quotidiano che coinvolge 1.500 studenti piemontesi come autori — non come lettori passivi — costruisce un legame con una generazione che altrimenti fatica a intercettare. Ogni studente che scrive per Fuoriclasse porta con sé una rete: compagni, genitori, insegnanti. È un modello di distribuzione che parte dalla comunità scolastica e si espande verso l’esterno.
C’è poi una questione di posizionamento. La Stampa è un quotidiano radicato nel territorio piemontese. Un giornale studenti piemonte che esce ogni settimana con la sua testata è un presidio di prossimità difficile da replicare digitalmente. Non si tratta di contenuti virali da condividere su TikTok: è carta, cadenza, abitudine. Tre elementi che i quotidiani tradizionali stanno cercando di difendere su tutti i fronti.
Vale anche la dimensione formativa, che non va sottovalutata come argomento editoriale. Formare lettori critici è, a lungo termine, formare lettori. Chi impara a costruire un pezzo giornalistico — a verificare una fonte, a scegliere un’apertura, a rispettare una scadenza — sviluppa un rapporto diverso con l’informazione. È un investimento che i grandi quotidiani europei hanno fatto in modi diversi: dal Guardian con i suoi programmi per le scuole al Le Monde con le iniziative di educazione ai media.
Il modello formativo: tutor, scadenze, redazione
La figura di Chiara Comai come tutor giornalistica è il perno del modello. Senza un accompagnamento professionale, un progetto di questo tipo rischia di diventare o troppo scolastico — testi corretti ma inoffensivi — o troppo grezzo, senza gli strumenti minimi per distinguere un’opinione da un’affermazione verificabile.
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Il fatto che il giornale studenti piemonte esca con cadenza settimanale, ogni lunedì, impone una disciplina produttiva che nessun corso di scrittura creativa può simulare. Una scadenza reale, su un tema reale, con un pubblico reale: è questo che trasforma un laboratorio in una palestra professionale. Gli studenti del terzo, quarto e quinto anno che partecipano si trovano a gestire la pressione del tempo, le scelte editoriali, il confronto con i colleghi di redazione. Competenze che non si insegnano sui banchi.
Il progetto è consultabile direttamente sul sito de La Stampa nella sezione dedicata a Fuoriclasse, dove sono disponibili i materiali legati all’iniziativa.
Cosa manca ancora da capire
Ci sono aspetti che il lancio non chiarisce e che saranno decisivi per valutare il progetto nei prossimi mesi. Quanti istituti sono effettivamente coinvolti, e con quale distribuzione geografica nel territorio piemontese? Il coinvolgimento è omogeneo tra licei e istituti tecnici e professionali, o è concentrato in alcune tipologie di scuola? Come vengono selezionati i pezzi? Chi decide cosa entra nel giornale e cosa resta fuori?
Queste domande non sono critiche al progetto: sono le domande che qualsiasi lettore attento dovrebbe fare a un nuovo giornale studenti piemonte che si propone come spazio editoriale autentico. La trasparenza sui processi interni è parte integrante della credibilità giornalistica — anche quando i giornalisti hanno sedici anni.
Fuoriclasse ha scelto di esordire su un tema difficile, con una struttura professionale e una scala significativa. Adesso viene la parte più complicata: mantenere la promessa settimana dopo settimana, numero dopo numero, senza che il progetto scivoli verso la vetrina istituzionale o il contenuto di servizio. I 1.500 studenti piemontesi che ci stanno lavorando meritano che qualcuno continui a fare questa domanda.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








