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Sembra la Sardegna, ma è a due passi da Napoli: la baia dei sogni ti aspetta tra mare e natura incontaminata

Baia di Ieranto
Sembra la Sardegna, ma è a due passi da Napoli: la baia dei sogni ti aspetta tra mare e natura incontaminata - giornalistialmicrofono.it

Acqua trasparente, silenzio assoluto e un sentiero tra ulivi e pietra: perché questo luogo incanta chiunque arrivi.

A metà tra la costa di Massa Lubrense e la punta estrema della Penisola Sorrentina, esiste una baia che non si raggiunge per caso. La Baia di Ieranto, affacciata proprio di fronte ai Faraglioni di Capri, è uno di quei posti che non si dimenticano. Non c’è strada, non c’è bar. Solo un sentiero antico tra oliveti e rocce, una discesa panoramica che apre all’improvviso su un mare fermo, blu intenso, che sembra respirare piano. Il nome “Ieranto” viene dal greco ieros, cioè “sacro”. Non è retorica. Quando la luce cambia colore e tutto diventa oro, capisci perché.

Un piccolo anfiteatro naturale che si difende da solo

La Baia di Ieranto è dentro l’Area Marina Protetta di Punta Campanella, ed è anche tutelata dal FAI. Per questo qui niente motori, niente musica, niente plastica abbandonata. Si arriva solo a piedi, partendo da Nerano, lungo un sentiero che si snoda tra ulivi secolari, pietre calde e scorci su Capri che sembrano finti. La discesa dura circa un’ora, la risalita richiede fiato, gambe e voglia di fare soste all’ombra. Non è un trekking estremo, ma non è nemmeno per ciabatte da spiaggia. Serve scarpe buone, zaino leggero e almeno due litri d’acqua.

Chi arriva dal mare deve rispettare regole rigide: kayak e SUP ok, motoscafi no. In alcuni periodi dell’anno ci sono anche uscite guidate con biologi marini, perfette per chi vuole capire meglio questo ecosistema, non solo fotografarlo.

Baia di Ieranto

Un piccolo anfiteatro naturale che si difende da solo – giornalistialmicrofono.it

Lì in fondo, la spiaggetta di ciottoli è piccola, senza servizi, ma immersa nel silenzio. L’acqua è talmente chiara che bastano maschera e pinne per vedere posidonia, rocce, pesciolini. Pochi metri sopra, i sentieri laterali portano a terrazze naturali con vista totale sul golfo. Non è un’escursione da riempire con playlist o telefonate: qui il silenzio è parte del paesaggio, e toglierlo sarebbe un errore.

Quando andarci, cosa portare e cosa sapere prima di partire

La Baia di Ieranto non è un luogo qualunque, e per questo richiede attenzione. Non solo perché non ci sono bar, bagni o fontane, ma perché qui ogni cosa lasciata a terra resta lì per mesi. Non esistono cassonetti: tutto quello che porti, riportalo indietro. Serve poco: acqua, cibo, maschera, scarpette da scoglio e una bustina per i rifiuti. Le pietre scottano, il sole picchia forte e l’ombra è poca, quindi mai partire senza cappello e crema solare.

I mesi migliori sono maggio, giugno, settembre e ottobre. In estate il caldo è pesante e il sentiero diventa rovente. Chi vuole evitare la folla fa bene a partire all’alba o nel tardo pomeriggio, quando la luce diventa rosa e oro, e la baia è più silenziosa. Attenzione: in caso di rischio incendi, alcuni tratti del sentiero possono venire chiusi. E il segnale telefonico è quasi assente.

Ci sono posti in Italia che sembrano disegnati per restare nascosti il più a lungo possibile. Ieranto è uno di quelli. Serve un po’ di fatica, un po’ di rispetto e il tempo giusto. Ma una volta arrivati, ogni passo vale il silenzio che troverai.

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