Nascosti tra le vie della Capitale, ci sono musei fuori dai soliti itinerari che sorprendono per atmosfera e storie uniche
Chi crede di conoscere Roma finisce sempre per ricredersi. La città è talmente stratificata che ogni volta, anche solo cambiando quartiere, si ha l’impressione di visitare un’altra epoca, un’altra storia. I grandi musei come i Musei Vaticani, le Scuderie del Quirinale o Palazzo Barberini attirano milioni di visitatori ogni anno, ma Roma custodisce anche luoghi culturali meno frequentati, spazi silenziosi e pieni di meraviglia che non fanno rumore, ma lasciano il segno.
Sono musei minori solo per notorietà, perché per contenuti, cura, suggestione, spesso sorprendono più di quelli più noti. E per chi vuole vedere un volto diverso della Capitale – più intimo, meno turistico – visitarli è un’occasione da cogliere, anche (e soprattutto) fuori stagione.
Museo delle anime del Purgatorio: un caso unico in Europa
Sotto la chiesa neogotica del Sacro Cuore del Suffragio, sul lungotevere Prati, si trova uno dei luoghi più insoliti della città: il Museo delle anime del Purgatorio. Pochi ne conoscono l’esistenza, eppure si tratta di unico nel suo genere. Allestito all’interno di una piccola stanza dietro l’altare, custodisce reperti misteriosi legati al tema della comunicazione tra vivi e morti.

Museo delle anime del Purgatorio: un caso unico in Europa – giornalistialmicrofono.it
Il museo è nato a fine Ottocento, dopo che un incendio all’interno della chiesa lasciò impressa su una parete l’immagine di un volto umano. Quel segno fu interpretato come una manifestazione di un’anima del purgatorio in cerca di suffragi. Da lì, la raccolta di documenti, oggetti e testimonianze simili, provenienti da tutta Europa: impronte su abiti, libri bruciati, tavole annerite, tutti segni lasciati – secondo la tradizione cattolica – da anime che cercano di comunicare il proprio bisogno di preghiera.
Al di là della credenza, il luogo colpisce per la sua atmosfera e per la sua rara iconografia religiosa. Il museo è visitabile su richiesta e con orari molto limitati, ma proprio questo lo rende ancora più affascinante: non c’è mai folla, solo silenzio e tempo per osservare.
Museo Hendrik Christian Andersen: arte, utopie e stanze che sembrano sospese
A pochi minuti da piazza del Popolo, in via Pasquale Stanislao Mancini, sorge una palazzina bianca che non si nota facilmente. È la casa-museo dello scultore Hendrik Christian Andersen, artista norvegese-americano che visse a Roma tra fine Ottocento e prima metà del Novecento. All’interno, tutto è rimasto come lui l’aveva pensato: atelier, sculture monumentali, schizzi, mobili, corrispondenza.
Andersen aveva un sogno: creare una “città mondiale dell’arte”, un luogo fisico dove l’umanità potesse coltivare bellezza, armonia e progresso. La sua ossessione per questo progetto lo portò a realizzare modelli, planimetrie, statue ispirate all’ideale classico, ma anche molto visionarie. Il museo raccoglie tutto questo e lo mostra in un percorso surreale e potentemente evocativo.
Le stanze del museo sono ampie, luminose, e il flusso dei visitatori è sempre contenuto. Si entra in un mondo sospeso, fatto di marmo, carta e ideali utopici. È uno dei luoghi in cui l’arte racconta non solo la forma, ma anche l’ossessione e la solitudine di chi la crea. L’ingresso è gratuito, ed è una delle esperienze culturali più sottovalutate della città.








