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Nellie Bly, la prima giornalista infiltrata della storia

giornalismo-giornalistialmicrofono.it
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Elizabeth Jane Cochran, nome di battesimo di Nellie Bly, rappresenta uno dei pilastri del giornalismo investigativo, capace di introdurre il concetto di reporter sotto copertura, ma non solo. È stata innovatrice e pioniera in grado di ridefinire funzioni e regole nel giornalismo.

La carriera giornalistica di Bly si sviluppa in un percorso travolgente e coraggioso, ancor di più per una donna di fine Ottocento. È riuscita a sviluppare un carattere risoluto, fondamentale nell’ambiente giornalistico in cui fu costretta a vivere, maschilista e pieno di ingiustizie sociali.

Per comprendere il valore del lavoro di Bly e la sua portata innovativa serve inquadrarla nel suo tempo e nel contesto in cui vive, anche in quanto donna. É il 1887, quando la sua storia, e quella del giornalismo undercover, iniziano col suo trasferimento a New York. Ma per capire fino in fondo Nellie Bly come giornalista bisogna conoscerne le origini.

Cos’è il giornalismo undercover?
Con giornalismo “undercover” ci si riferisce all’attività giornalistica sotto copertura. Il giornalista assume un’altra identità per infiltrarsi in un gruppo o in un determinato ambiente che vuole studiare da vicino per parlarne al proprio pubblico.
L’obiettivo del giornalismo undercover è quello di far emergere fatti che difficilmente sarebbero indagabili in altre modalità più “ordinarie”.

Ci sono esempi del genere anche in Italia, ne abbiamo parlato in una puntata del nostro podcast con Salvatore Garzillo, autore in prima persona di giornalismo undercover.

Elizabeth Cochran prima di Nellie Bly: la ricerca dell’indipendenza
La storia di Elizabeth Cochran inizia in Pennsylvania. Nasce nel 1864, nel bel mezzo del penultimo anno di guerra civile americana, in una famiglia numerosa. Ha sei anni quando diventa orfana di padre.

La madre, costretta dalle circostanze e per sostenere i figli, decide di risposarsi. Ma anche il secondo matrimonio, con un uomo alcolizzato e violento, è destinato a finire. Per ottenere il divorzio, la madre di Elizabeth dimostra in tribunale gli abusi subiti anche grazie alla testimonianza della figlia. Dopo il divorzio la madre trova lavoro a Pittsburgh come affittacamere ed Elizabeth, appena sedicenne, la aiuta facendo le pulizie.

Elizabeth cerca di trovare la sua indipendenza, e, grazie a dei fondi lasciati dal padre, si iscrive a un corso per imparare il mestiere dell’insegnante: è così che vuole procurarsi da vivere. Ma i soldi si esauriscono prima del previsto e non può completare il percorso di formazione. Un errore di calcolo che non la scoraggia.

Nellie Bly, la prima giornalista infiltrata della storia

Da “Lonely Orphan Girl” a Nellie Bly
È il 1885 quando Elizabeth, 21enne, legge un editoriale di Erasmus Wilson, giornalista del Pittsburgh Dispatch, uno dei principali quotidiani della città e tra i più popolari degli Stati Uniti. Nell’editoriale dal titolo “A cosa servono le ragazze” (What Girls Are Good For) viene sostenuta con convinzione l’idea dominante all’epoca: le donne appartengono alla sfera domestica e il loro compito è cucire, cucinare e crescere i bambini.

Elizabeth è arrabbiata perché soffre questa condizione in prima persona. Decide di rispondere con una lettera al Pittsburgh Dispatch, argomentando e smontando punto per punto le ragioni di Wilson.

“Non è mostruoso ambire a un lavoro e a un’indipendenza economica. È mostruosa invece la condizione delle donne non particolarmente istruite che cercano un’occupazione e trovano mille ostacoli. Se sei giovane e povera, non hai molte speranze.”

Si firma “Lonely Orphan Girl” (Piccola Ragazza Orfana). George Madden, direttore del Pittsburgh Dispatch, rimane sorpreso e decide di convocare la misteriosa lettrice che presentandosi al giornale riesce a farsi assumere.

Le prime esperienze giornalistiche
Relegata nel giornale della Pennsylvania è costretta a occuparsi delle pagine di moda e giardinaggio, come molte delle sue colleghe. Bly riesce con insistenza a cogliere l’occasione di lavorare come corrispondente dal Messico. Alle donne però non era permesso viaggiare sole e allora sceglie di farsi accompagnare dalla madre.

L’esperienza dura sei mesi, durante i quali descrive il Paese cercando di smontare i pregiudizi e gli stereotipi degli americani sui messicani. Al suo ritorno al Pittsburgh Dispatch non trova ciò che cerca. Continua a non essere valorizzata come giornalista, quindi decide di lasciare definitivamente la testata per trasferirsi a New York.

Dieci giorni in manicomio: la prima inchiesta sotto copertura
Arrivata a New York nel 1887, inizia a lavorare presso il New York World, il cui direttore ed editore è Joseph Pulitzer (sì, quel Pulitzer). È proprio lui che acconsente alla richiesta della giornalista di fingersi paranoica per farsi internare nel manicomio dell’isola Blackwell (l’attuale Roosevelt Island, a New York).

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