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Modelli di business: come il giornalismo può farsi pagare, senza pubblicità

giornalismo-giornalistialmicrofono.it
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I modelli di business sono fondamentali per la sostenibilità di un progetto giornalistico. Ma cosa sono veramente e quali sono i principali oggi in uso?

Modello di business deriva dall’inglese business model e Investopedia lo definisce come il: «piano di un’azienda per realizzare un profitto. […] identifica i prodotti o i servizi che l’azienda intende vendere, il suo mercato di riferimento e qualsiasi spesa prevista».

Il giornalismo è inserito all’interno di un mercato e, sembra una banalità dirlo, l’aspetto economico è fondamentale: definire e trovare delle fonti di ricavo è un passaggio obbligatorio. Quello che proverò a fare in questo approfondimento è dare una panoramica dei modelli di business attualmente utilizzati in Italia.

Gli obiettivi sono due: analizzare tutti i metodi funzionanti per guadagnare denaro e capire quali di questi metodi sono replicabili su altre attività.

I soldi che giravano 450 anni fa
Le prime gazzette a stampa cominciarono a circolare in Europa all’inizio del Seicento: erano pseudo-giornali che iniziarono ad apparire tra il 1605 e il 1609 ad Anversa, Augusta e Strasburgo. In Italia il primo numero uscì nel 1639 a Genova, e questa data coincide anche con la prima documentazione certa nella Penisola. Il nome «gazzetta» ha avuto fin da subito una grande fortuna e la sua etimologia deriva da un avviso veneziano. Infatti i fogli di avvisi, una specie di antenati delle gazzette, furono stampati e distribuiti ancora prima che a Genova a Roma e Venezia nel Cinquecento. Uno di questi antenati fu messo in vendita nel 1563 proprio a Venezia a una «gazeta» (moneta d’argento da due soldi) da cui deriva appunto il titolo di «gazzetta», termine che ha oltre 450 anni di vita.

Questo breve excursus, tratto da Storia del giornalismo italiano di Paolo Murialdi, ci ricorda che il giornalismo è legato sin dalla sua nascita alla dimensione economica, a un modello di sostentamento che gli permetta di esistere, di emanciparsi da controlli e di trovare il proprio servizio civico nella comunità di cui fa parte, che sia locale o internazionale.

La pubblicità funziona poco
In questa guida non parleremo dei modelli di business pubblicitari. Più nello specifico, escluderemo la pubblicità erogata sotto forma di banner o spot invasivi che sono distribuiti al solo scopo di essere visualizzati. Pensiamo che questo modello nel mondo del giornalismo abbia generato molte storture e in genere è meno funzionale e remunerativo e si basa sul principio del maggior volume, ma poco valore aggiunto.

E Giornalisti al Microfono che fa?
Proviamo a portare anche la nostra piccola testimonianza sulla pubblicità prima di passare oltre. Per quanto ci riguarda, come Giornalisti al Microfono, l’unica forma di adverstising che utilizziamo è quella generata sui podcast. Si tratta di brevi spot (15-30 secondi l’uno) prodotti dagli inserzionisti che si accordano con l’hosting (cioè Spreaker) che ospita il nostro podcast. Abbiamo scelto di avere questo tipo di pubblicità perché al momento è un modo per ricevere un piccolo gruzzolo in un modo non troppo invasivo. Maggiori o minori investimenti delle aziende determinano i guadagni durante l’anno.

Per dare qualche numero: arrivano circa 2,50 € – 3,00 € ogni 1000 impressioni. Tra ottobre 2020 a marzo 2021 abbiamo ricevuto un minimo di 6 € a un massimo di 21 € di entrate mensili. Ci siamo resi conto quindi che a volte, nella nostra piccola esperienza, due o tre donazioni ripagano un intero mese di pubblicità sul podcast. Ovviamente noi ci rivolgiamo generalmente a poche persone spesso molto appassionate, ma crediamo che possa essere un’indicazione valida anche per altri progetti. Dunque uno dei tanti motivi per cui ha più senso costruire una community di persone realmente interessate è anche per la parte economica, oltre per quella umana o relazionale.

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