Comprare casa, oggi, non è più solo una scelta di vita. È diventato un test di resistenza. Tra prezzi che non scendono come molti si aspettavano, mutui più costosi e affitti che divorano una parte sempre più grande del reddito, il mercato immobiliare italiano si muove in modo strano, a tratti contraddittorio. Sembra fermo, ma sotto la superficie continua a spostare equilibri.
Compravendite: meno slancio, più prudenza
Le compravendite non si sono fermate, ma hanno perso velocità. Chi compra oggi lo fa con più cautela. I tassi di interesse hanno cambiato le regole del gioco: la rata del mutuo pesa di più, anche a parità di prezzo della casa. Questo ha escluso una fetta di persone che fino a poco tempo fa poteva permettersi l’acquisto, soprattutto giovani coppie e single.
Allo stesso tempo, i prezzi non sono crollati. In alcune zone tengono, in altre continuano addirittura a salire. Le grandi città restano fuori scala, ma anche nei centri medi l’offerta non è abbondante come si potrebbe pensare. Molti proprietari preferiscono aspettare, rimandare la vendita, o tenere l’immobile come forma di sicurezza personale. Il risultato è un mercato più rigido, dove comprare è possibile, ma solo per chi parte già avvantaggiato.
Affitti: il vero fronte caldo
Se la compravendita rallenta, l’affitto corre. Ed è qui che il disagio diventa quotidiano. Canoni in aumento, contratti brevi, richieste sempre più selettive. Trovare casa in affitto, soprattutto nelle città universitarie o turistiche, è diventato un percorso a ostacoli. Non basta più avere un lavoro: servono garanzie, anticipi, spesso compromessi sulla qualità dell’alloggio.
Una parte del patrimonio immobiliare è finita negli affitti brevi, un’altra è rimasta vuota. Non sempre per speculazione, a volte per paura: affittare a lungo termine viene percepito come rischioso. Così l’offerta si riduce e i prezzi salgono. Chi vive in affitto si trova a spendere di più senza costruire nulla, mese dopo mese.
L’accesso alla casa come problema strutturale
Il punto non è solo economico. È sociale. La difficoltà di accesso alla casa cambia i tempi della vita. Si resta più a lungo in famiglia, si rimandano scelte, ci si sposta dove si può, non dove si vorrebbe. La casa smette di essere un punto di partenza e diventa un traguardo lontano, a volte irraggiungibile.
Anche chi ha un reddito stabile si sente in bilico. Basta poco per passare dal “ce la faccio” al “meglio aspettare”. E aspettare, in un mercato che non rallenta davvero, significa spesso restare indietro.
Un mercato che non parla una sola lingua
C’è poi una spaccatura evidente. Zone che attirano investimenti, altre che si svuotano lentamente. Case che valgono sempre di più accanto a immobili che nessuno vuole. Non esiste un solo mercato immobiliare italiano, ma tanti mercati diversi, spesso scollegati tra loro. Questo rende difficile orientarsi e alimenta la sensazione di confusione.
Le politiche pubbliche, quando arrivano, sembrano sempre inseguire. Incentivi, bonus, misure temporanee. Qualcosa si muove, ma raramente in modo coordinato. Nel frattempo, le persone fanno i conti con la realtà, una visita dopo l’altra, una simulazione di mutuo dopo l’altra.
La casa resta un bisogno concreto, quotidiano. È lo spazio in cui si vive, si lavora, si cresce. E proprio per questo, quando il mercato si inceppa, il disagio non resta sui numeri.








