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La bancarotta è una tematica di grande rilevanza nel diritto commerciale italiano, spesso associata al fallimento di un’impresa e alle conseguenti responsabilità penali e civili che ne derivano. Capire bancarotta cosa vuol dire è fondamentale per chiunque si trovi coinvolto in dinamiche imprenditoriali o voglia approfondire le implicazioni di questo reato nel sistema giuridico.
Bancarotta: definizione e contesto giuridico
La bancarotta rappresenta, nell’ordinamento italiano, un reato che consiste nella sottrazione o distrazione del patrimonio aziendale, con l’obiettivo di eludere le pretese dei creditori. Il termine deriva da un’antica pratica medievale, quando si “spaccava il banco” del banchiere insolvente per segnalare il suo stato di fallimento.
Nel nostro Paese, la bancarotta è strettamente connessa al fallimento e disciplinata dagli articoli 216 e seguenti del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il fallimento è definito come una procedura concorsuale che mira alla soddisfazione coattiva dei creditori, quando l’imprenditore commerciale si trova in uno stato di insolvenza tale da non poter più adempiere ai propri obblighi.
Un elemento imprescindibile per la configurazione della bancarotta è la sentenza dichiarativa di fallimento, emessa dal tribunale competente nel luogo della sede principale dell’impresa insolvente. Questa sentenza ha la duplice funzione di accertare l’insolvenza e di tutelare i diritti dei creditori. Contestualmente, viene nominato il curatore fallimentare, figura che gestisce e liquida il patrimonio fallimentare per ripartire tra i creditori l’attivo disponibile.
Tipologie di bancarotta e loro caratteristiche
La bancarotta si distingue in diverse tipologie, ciascuna con specifici caratteri e implicazioni:
- Bancarotta semplice: si verifica quando la distrazione dei beni o altre condotte dannose sono causate da imprudenza, negligenza o imperizia dell’imprenditore fallito. Può essere integrata anche a titolo di dolo semplice, ma non richiede necessariamente la volontà di danneggiare i creditori.
- Bancarotta fraudolenta: è il caso più grave e riguarda comportamenti dolosi finalizzati a peggiorare la situazione di insolvenza o a frodare i creditori. Tra le condotte tipiche vi sono la distrazione, occultamento, dissimulazione o distruzione di beni, la falsificazione o distruzione delle scritture contabili per impedire la ricostruzione del patrimonio reale, nonché pagamenti preferenziali a certi creditori a discapito di altri. Per questo reato, oltre alla reclusione (da 3 a 10 anni nelle ipotesi più gravi), è prevista l’inabilitazione fino a 10 anni all’esercizio dell’impresa e l’incapacità a ricoprire cariche direttive in qualsiasi impresa.
- Bancarotta documentale: specifica forma di bancarotta fraudolenta che riguarda la distruzione, falsificazione o sottrazione delle scritture contabili, con l’obiettivo di ostacolare l’attività di accertamento patrimoniale e danneggiare i creditori.
- Bancarotta preferenziale: si verifica quando vengono compiuti atti volti a favorire alcuni creditori rispetto ad altri, violando il principio della par condicio creditorum, ovvero la parità di trattamento tra creditori.
- Bancarotta postfallimentare: si configura quando, dopo la dichiarazione di fallimento, il fallito sottrae beni dal patrimonio destinato alla liquidazione, danneggiando ulteriormente la massa creditoria.
- Bancarotta impropria: riguarda condotte simili a quelle di bancarotta semplice o fraudolenta, ma poste in essere da soggetti diversi dall’imprenditore fallito, come ad esempio amministratori o terzi complici.
Il ruolo del fallimento e del curatore fallimentare
La procedura fallimentare è il contesto giuridico in cui si definisce e si concretizza la bancarotta. Il tribunale, con la sentenza dichiarativa, accerta l’insolvenza e nomina un curatore fallimentare, figura terza incaricata di amministrare il patrimonio fallimentare.
Il curatore ha il compito di liquidare i beni dell’impresa fallita, trasformandoli in denaro per soddisfare i creditori secondo l’ordine di prelazione stabilito dalla legge. La sua funzione è cruciale proprio per evitare che il patrimonio venga sottratto o dissipato, azioni che integrerebbero il reato di bancarotta.
La presenza del curatore e la procedura di fallimento rappresentano quindi una tutela fondamentale per la collettività dei creditori, garantendo trasparenza e equità nella distribuzione delle risorse residue.
Aspetti penali e procedurali della bancarotta
Il reato di bancarotta si perfeziona solitamente con la sentenza dichiarativa di fallimento, anche se le condotte illecite possono essere iniziate in un momento anteriore. La giurisprudenza italiana sottolinea che la sentenza è un elemento essenziale per la configurazione del reato, pur con alcune differenze tra bancarotta prefallimentare e postfallimentare.
La normativa prevede un aumento di pena in caso di concorso di più fatti di bancarotta, ma con una disciplina speciale che evita il cumulo giuridico o materiale delle pene, unificando le condotte in un’unica fattispecie.
Infine, la bancarotta fraudolenta è perseguita d’ufficio e comporta misure cautelari personali, come l’arresto o il fermo, a tutela dell’ordine pubblico economico e della buona fede dei rapporti commerciali.
