Molte persone vanno in pensione, ma quand’è che può essere ereditata dai posteri che ne hanno diritto? Ecco i dettagli da conoscere
La pensione è un traguardo a cui molti aspirano, e che permette di ricevere una rendita mensile, poiché si smette per sempre di lavorare. Ci sono diversi modi per ottenerla, e bisogna scegliere tra una serie di opzioni che si ritengono più convenienti.
Questo perché, uscire con una soluzione che veda una pensione bassa, non sarà propriamente di aiuto, in futuro. Ecco perché esistono le cosiddette pensioni integrative. E a tal proposito, ci sono alcune novità inerenti la Legge di Bilancio 2026. Nello specifico, una mini riforma della previdenza complementare, il cui scopo è ampliare la platea dei lavoratori aderenti e consentire flessibilità nell’accedere alle pensioni integrative.
Pensione, la novità che sorprende: perché potrà passare agli eredi e in che modo
Tra le novità, c’è un aumento del limite di deducibilità dei contributi per il 2026.

Arriva la pensione che può passare agli eredi-giornalistialmicrofono.it
Nello specifico, il limite annuo di deducibilità IRPEF dei contributi per previdenza complementare raggiungono 5.300 euro, invece di 5.164,57 euro. Tra questi, si annoverano i contributi versati di sua sponte dal lavoratore, oppure dal datore di lavoro o committente.
Non solo, perché vi rientrano i contributi generati da contratti collettivi e somme messe da parte nei fondi interni all’azienda individualmente. Cambiano anche le modalità di erogazione delle prestazioni e oltre a quella capitale e alla rendita vitalizia, si aggiungono nuove opportunità di uscita, che interessano fondi a contribuzione definita.
Tra le opzioni, la rendita a durata definita, in cui il montante è computato su un numero di anni uguale alla vita residua stimata del lavoratore che aderisce. Inoltre, il calcolo si fa sulla durata e il riferimento sono le tavole di mortalità ISTAT che sono vigenti nel momento in cui si opta per la miglior finestra di uscita possibile.
Se ad esempio, il montante è di 200.000€ e la stima di vita residua si aggira sui 20 anni, la rendita annua sarà 10.000€. Chi aderisce a tale opzione può eseguire prelievi flessibili.
Ma cosa accade, in caso di decesso della persona che percepisce la pensione? L’aderente può indicare eventuali eredi cui lasciare la pensione, e se muore, si può riscattare il montante residuo. Ergo, non si tratta di una rendita vitalizia che si chiude dopo la morte del lavoratore.
A queste forme di erogazione si attua il regime fiscale per le prestazioni in capitale e l’imponibile si computa al netto delle cifre già tassate.








