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Addio Netflix e Prime Video, tutti stanno passando su questa piattaforma gratuita: hanno un catalogo enorme

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Addio Netflix e Prime Video, tutti stanno passando su questa piattaforma gratuita: hanno un catalogo enorme - giornalistialmicrofono.it

Netflix e Prime in calo, questa piattaforma gratuita cresce con 97 milioni di utenti e contenuti gratis: ecco perché sta cambiando tutto.

Dallo smartphone ai social, fino allo streaming. Ogni decennio ha riscritto il modo in cui viviamo il tempo libero, e la corsa ai contenuti video non fa eccezione. Ma a inizio 2026, lo scenario sembra cambiare di nuovo. Quello che sembrava un dominio incontrastato – con Netflix e Prime Video ovunque – inizia a mostrare segni di stanchezza. Gli utenti si moltiplicano, i costi aumentano, gli spot si insinuano anche nei piani a pagamento. E intanto, una piattaforma gratuita avanza silenziosa ma costante. Si chiama Tubi, e a sorpresa sta diventando una delle preferite in assoluto.

L’alternativa gratuita che sta ridisegnando il futuro dello streaming mondiale

A differenza dei grandi nomi che hanno dominato la scena negli ultimi dieci anni, Tubi nasce come una piattaforma gratuita supportata dalla pubblicità. Dietro c’è Fox Corporation, che ha deciso di puntare tutto su un modello diverso: accesso illimitato a film, serie TV, reality e contenuti originali, senza abbonamenti e senza limiti mensili. Gli utenti vedono qualche spot, e in cambio hanno accesso a un catalogo da 275.000 titoli aggiornato di continuo. Una cifra che fa impallidire anche le versioni premium dei servizi concorrenti.

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L’alternativa gratuita che sta ridisegnando il futuro dello streaming mondiale – giornalistialmicrofono.it

Nel 2024, 97 milioni di persone hanno scelto Tubi. Un dato impressionante, considerando che Netflix ne ha circa 300 milioni e Prime 150. Ma la tendenza è in crescita costante, soprattutto nei mercati emergenti dove il costo degli abbonamenti può diventare una barriera. Tubi ha puntato su una logica simile a YouTube, ma con contenuti professionali, spesso provenienti dalle major o da produzioni indipendenti. Ci sono anche oltre 300 titoli originali, una scommessa che ha già iniziato a dare i suoi frutti.

La crisi di Netflix non è solo un fatto economico. È un cambio di percezione. L’idea di pagare per vedere pubblicità, per accedere a contenuti sempre più frammentati tra mille cataloghi, inizia a stancare. Le persone cercano qualcosa di semplice, immediato, accessibile a tutti. Tubi risponde a questo bisogno. E lo fa senza chiedere un euro. Solo qualche minuto di pubblicità. E lo stesso principio – accettato da anni su YouTube – funziona anche per i film. Anzi, viene persino apprezzato: meglio qualche spot che un abbonamento da 18 euro al mese.

Perché sempre più utenti abbandonano i colossi dello streaming a pagamento

Il boom dello streaming, iniziato attorno al 2015, ha portato con sé una sovrapposizione di piattaforme. Prima Netflix, poi Prime, poi Disney+, Paramount+, Now, Apple TV, e via dicendo. Il risultato? Contenuti divisi ovunque, rincari continui, e piani tariffari che ormai confondono più che semplificare. Chi voleva risparmiare andando via dal cinema, oggi si trova con 5 o 6 abbonamenti attivi, tra serie interrotte a metà e film esclusivi sparsi tra mille app. Nel frattempo, l’inflazione fa il resto. E gli utenti iniziano a scegliere con più attenzione.

Tubi, da questo punto di vista, è tornato a un concetto più lineare: contenuti gratuiti, visibili da subito, senza account premium, senza piani family, senza costi nascosti. La pubblicità – già accettata ovunque – diventa il prezzo da pagare. Ma a molti sta bene. Perché non ci sono limitazioni, e il catalogo è sorprendentemente ricco, anche per chi ama le novità. Negli Stati Uniti, Tubi viene già considerato uno dei competitor più aggressivi, ed è probabile che nel 2026 arrivi anche con forza in Europa. In Italia è ancora poco conosciuto, ma le statistiche dicono che la curiosità cresce.

E mentre Netflix propone nuovi aumenti per i piani condivisi e Prime Video introduce pubblicità anche agli abbonati standard, l’idea di uno streaming completamente gratuito sembra quasi rivoluzionaria. Soprattutto in un momento in cui le famiglie tagliano spese non essenziali, e lo streaming diventa uno dei primi candidati a saltare. Se Tubi riuscirà a mantenere la promessa di contenuti di qualità senza costi, potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco.

Il 2026 sarà l’anno in cui capiremo se il pubblico è pronto a tornare all’essenziale. Meno loghi, più accesso. Meno paywall, più storie da guardare. E se bastano un paio di spot per ottenere tutto questo, allora il futuro potrebbe avere un nuovo volto. E non sarà quello rosso di Netflix, ma quello leggero e senza abbonamento di Tubi.

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